Collector's view: Collezione Valentini

Updated: Jun 4


Giorgio Valentini e la sua collezione, sono i protagonisti di un nuovo appuntamento della rubrica Collector's View. Una collezione d'arte contemporanea, viva, alla costante ricerca del nuovo, che viaggia sulla "schiuma dell'onda" profetizzando ciò che verrà.


Giorgio Valentini



Quando ha iniziato a collezionare arte? In che modo e perché ha iniziato?

Il caso, la curiosità e comunque l’insonnia.

Il caso ha voluto che oltre venticinque anni fa nell’ambito della mia attività professionale mi imbattessi con un architetto, già musicista e da ultimo pittore, che dipingeva con colori acrilici personaggi in ambienti decisamente surreali.

Condividendo con l’architetto-artista la caratteristica di necessitare di pochissime ore di riposo notturno, si sono via via intensificate le frequentazioni e le discussioni sull’arte e la conseguente indotta passione ha stimolato grande curiosità; curiosità che mi ha spinto a studiare ed approfondire le epoche, le correnti e gli artisti che hanno lasciato un segno indelebile nella storia dell’arte.

Mi son quindi procurato una notevole mole di materiale letterario e documentale, sì da potermi immergere nottetempo e per anni nello studio dell’arte, dal ‘200 sino ai nostri giorni.

Con il tempo ho poi finito per privilegiare l’approfondimento dell’arte contemporanea che, proprio in quanto tale, risulta per definizione costantemente in fieri e non storicizzata.



Qual è l’idea di base di Collezione Valentini?

Il focus che caratterizza la Collezione sono l’arte contemporanea e i giovani artisti contemporanei. Non di meno, quantunque possa apparire superfluo, ritengo di dover preliminarmente chiarire cosa io intenda per arte contemporanea, costituendo la chiara messa a fuoco del quod disputandum presupposto essenziale per la comprensione dell’idea che è alla base della Collezione. Va in primis sgomberato il campo da un equivoco nel quale spesso -specie tra i non addetti ai lavori- si cade.


L’arte contemporanea non necessariamente si identifica con l’arte prodotta da artisti contemporanei, o più semplicemente da artisti viventi; prova ne sia la agevole constatazione che la gran parte della corrente produzione latamente definibile “artistica” non può assurgere alla dignità di “arte contemporanea”. Altro equivoco nel quale spesso ci si imbatte (specie in Italia, ove il retaggio culturale del Paese culla del Rinascimento incide più che altrove) è quello secondo cui si suole spesso ricondurre il concetto di “bellezza” entro i confini di una cultura fortemente ancorata a valori di epoche passate. La difficoltà nel categorizzare “il bello” secondo parametri diversi da quelli più propriamente rinascimentali (ove l’occhio subornava totalmente la mente) ha costituito (e tuttora costituisce, come asseverato da pubblicazioni tipo “Lo potevo fare anch’io” di Francesco Bonami) un limite al compiuto sviluppo nel nostro Paese di una corretta educazione all’arte contemporanea.


Fatti i precedenti doverosi distinguo io identifico l’arte contemporanea con l’arte che transita sulla “schiuma dell’onda”, per definizione in costante divenire e dagli incerti approdi; arte che comunque preconizza, comunque evidenziandoli, quelli che costituiranno i temi centrali che impegneranno l’umanità nei decenni a venire.

Sulla base delle precedenti considerazioni l’idea di base e la ratio che costituisce la ragion d’essere della Collezione (e che la distingue da molte delle esistenti collezioni di arte contemporanea) risiede nella ricerca del nuovo, aspirando a percepire ed individuare quel che ancora è il nuovo indistinto e in divenire nel mondo contemporaneo. Una collezione che ha quindi la vocazione (e perché no, anche la pretesa) di cogliere l’anelito culturale sotteso ad un mondo e ad un’umanità in costante divenire. Il fatto poi che la Collezione sia una piccola collezione con budget limitati costituisce in realtà un valore aggiunto per il raggiungimento dello scopo che essa si prefigge e ciò perché non costituendo l’acquisizione dell’opera di turno, nè in senso oggettivo, né tanto meno in senso soggettivo, un “investimento finanziario”, il collezionista è libero di operare le scelte secondo parametri in alcun modo ancorati a profili economico-monetari, che importerebbero i tipici condizionamenti di un sistema anche frequentato da una finanza più o meno creativa.

E la libertà in arte talvolta gratifica, considerato che è possibile individuare (naturalmente a fronte di grande impegno e costante ricerca) quel “nuovo indistinto in arrivo” magari molto prima della grande collezione o fondazione di turno, specie in un sistema dell’arte nel quale sei mesi o un anno (o anche solo una mostra fortunata) possono stravolgere le valutazioni di uno sconosciuto artista emergente trasformandolo in una star dell’art- system.



Raffaela Naldi Rossano - Rosario per Partenope, 2020, 113x113x10 cm., photoMichele Alberto Sereni.Mostra CREPUSCOLO a Loreto



Perché la scelta di giovani artisti contemporanei?

La risposta da me data alla precedente domanda rende ragione del perché il focus della Collezione privilegi comunque i giovani artisti. Naturaliter i giovani hanno una privilegiata capacità di leggere il nuovo, di cogliere quell’indistinto traghettato dalla schiuma sull’onda in arrivo. Percepire l’indistinto cavalcando quell’onda consente al collezionista di vivere in presa diretta il nuovo in arrivo e ciò senza necessità di dover attendere e prendere così piena contezza solo a posteriori (e secondo le ineliminabili soggettive interpolazioni degli storici di turno) di quanto di rilevante occorso nei decenni precedenti (i nuovi temi, interrogativi, bisogni, rischi, valori, opzioni e risposte che investono l’essere contemporaneo), troppo spesso vissuti distrattamente e senza la capacità di cogliere in presa diretta il nuovo in arrivo. Avere contestuale coscienza del proprio tempo è la grande opportunità che offre l’arte contemporanea. Quante volte, diversamente e a distanza di qualche decennio, l’ascolto delle analisi di storici, sociologi e filosofi sulla storia recente ci fanno comprendere quanto siamo stati distratti, non avendo colto compiutamente e in presa diretta il mondo che stava cambiando. Non di meno il giovane artista, diversamente dall’artista established e fatte salve le meritorie eccezioni sempre presenti, risulta generalmente totalmente proiettato e vocato alla pura e disinteressata ricerca e meno incline -almeno sin tanto che preservi quella purezza e freschezza- a distrazioni, condizionamenti e financo compromessi indotti da fattori quali il calcolo, il danaro e quant’altro fatalmente tenta l’umanità con argomenti che privilegiano i valori effimeri di modelli incapaci di dare risposte adeguate ai veri bisogni dell’umanità.

Tutto quanto precede senza sottacere che sostenere un giovane del terzo millennio, specie se neppur coadiuvato da una galleria di riferimento, assume di per sè una valenza sociale e morale.


Su che base decide di acquistare un’opera? Quali sono i criteri?

Alla base dell’acquisto di un’opera entrano in gioco vari aspetti, che costituiscono, almeno per quanto mi riguarda, da un lato un limite operativo e dall’altro la sublimazione del libero arbitrio.

Per chi non dispone dei rilevanti budgets di cui dispongono le grandi collezioni e fondazioni, va da sé che presupposto essenziale per l’acquisto di un’opera d’arte contemporanea è l’elemento prezzo. Ciò evidenziato e considerando che oggi, grazie allo straordinario strumento offerto dai media e dalle risorse digitali, le novità risultano potenzialmente immediatamente accessibili alla grande platea del pubblico, risulta determinante la tempestività nell’individuare la nuova proposta e il nuovo artista emergente. Per chi conosce la dinamica del sistema internazionale dell’arte contemporanea risulta infatti chiaro che, come di già evidenziato, la mera partecipazione di un giovane artista ad una data mostra tenutasi in un determinato spazio, così come la sua partecipazione ad un evento fieristico ed oggi pur anche l’inclusione in mostre solo virtuali prodotte in rete da primari attori settoriali (veri e propri art-influencer), fa sì che le sue quotazioni possono prestissimo raggiungere livelli assai importanti e talvolta solo giustificati dalla capacità della galleria di riferimento (o peggio dall’apparato finanziario di turno) di “costruire” un prodotto da pronta beva, purtroppo con effetti nefasti per i giovani artisti.

E’ necessario perciò individuare i giovani artisti che paiono promettenti ed interessanti con un certo anticipo, quando ancora il costo delle opere è agevolmente abbordabile. E qui entra in gioco l’altro criterio che si sostanzia nella “scelta”, nel complesso degli artisti individuati, del giovane da cui acquisire l’opera. Questo è l’aspetto più interessante (e complesso) dell’attività del collezionista e che consente di verificare a posteriori, a distanza di qualche anno o anche solo qualche mese, la propria capacità di ricerca e di “lettura” dell’arte contemporanea.


Naturalmente nell’affermazione di un’artista contemporaneo entrano in gioco pure variabili esterne e non controllabili, non sempre esclusivamente la qualità delle opere prodotte, ma certo è che in mancanza di qualità il successo di un’artista contemporaneo solo può dipendere da operazioni mercantili-finanziarie, che durano generalmente il breve lasso di tempo di ..... un battito di ciglia.



Quante opere avete e dove le esponete?

Le opere sono alcune decine. Laddove possibile e compatibilmente con le loro dimensioni sono esposte in casa, curando di tanto in tanto di poterle avvicendare, così garantendone per quanto possibile la più ampia fruizione. Ovvio che in un appartamento non possono installarsi molte opere (specie sculture ed installazioni) di rilevanti dimensioni, che comunque la Collezione ha avuto l’opportunità di condividere in occasione di mostre e a seguito di richieste di prestiti, cui generalmente si aderisce, una volta verificata la serietà e la qualità dei progetti curatoriali.



Il primo e l’ultimo acquisto?

Il primo, tanti anni fa: un olio su tela di Piero Pizzi Cannella, uno dei membri fondatori della nuova scuola romana di San Lorenzo. L’ultimo: una bellissima scultura della giovane e promettente artista partenopea Raffaela Naldi-Rossano, ove ricorrono colti rimandi storico-culturali coniugati con temi oggetto di attuale profondo dibattito socio-culturale.


Raffaela Naldi Rossano - Rosario per Partenope, 2020, 113x113x10 cm., photo Michele Alberto Sereni.Mostra CREPUSCOLO a Loreto.jpg



Un vostro acquisto memorabile

Di certo il prossimo.


Quali sono i progetti futuri per la sua collezione?

La collezione continuerà comunque ad assolvere la funzione che solo ne giustifica l’esistenza e cioè la funzione socio-culturale di promuovere per quanto possibile la sua più ampia pubblica condivisione.

Una Collezione vocata quindi, almeno nelle aspirazioni del collezionista, ad assolvere una specifica funzione, non sostanziandosi comunque essa -almeno nell’intendimento del collezionista di riferimento- con un “oggetto” rappresentativo di un valore (in specie economico) diverso da quello eminentemente culturale.


Giorgio Valentini