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S.O.S - Eventi in cattività

Senza cultura e la relativa libertà che ne deriva, la società, anche se fosse perfetta, sarebbe una giungla. Ecco perché ogni autentica creazione è in realtà un regalo per il futuro.


Albert Camus






9 marzo 2020 - l’Italia entra in lock down, è passato un anno e per quanto la stretta si sia allentata – con l’adozione di controlli differenziati per regioni e comuni – la situazione pandemica sembra essere ancora lontana dalla sua fine. Nonostante tutti soffrano questa condizione a livello sia sociale che economico, permane il fatto che il campo degli eventi culturali sia stato fra quelli maggiormente colpiti dalla crisi. Molti sono i motivi, e non è questa la sede per discuterne, ma forse uno su tutti prevale: la cultura al giorno d’oggi non è più vista come fonte di arricchimento personale ma esclusivamente come passatempo – proprio da ciò la decisione di proibire tutti gli eventi culturali, includendoli nel grande gruppo delle attività considerate unicamente come fonte di aggregazione e svago.


Tralasciando il fatto che moltissime realtà culturali si siano organizzate per far sì che la fruizione dei propri servizi venisse svolta in totale sicurezza – secondo le direttive governative – ritengo che il punto fondamentale sia il non riconoscere l’importanza di tali attività dal punto di vista dell’impatto sociale e personale, relegandole a un ruolo marginale, un surplus a cui si può rinunciare. Lungi da me fare campagna contro attività commerciali, ma davvero è più importante acquistare un bene materiale rispetto a godersi un concerto musicale, emozionarsi a teatro o ritrovarsi sorpresi davanti ad un’opera?


"Economic development is increasingly a question of competitive development between territories, and culture is proving to be one of the most powerful agents for attracting productive factors aiming at not only the economic, but also and above all the social growth of communities" (Claudio Bocci, 2015)

La crisi che stiamo vivendo finirà e proprio quelle manifestazioni ad oggi bandite, gli eventi culturali, torneranno ad essere più che mai fondamentali. Gli spettacoli in presenza contribuiranno alla ripresa sociale ed economica, perché tali manifestazioni stimolano sinergie e movimentano una serie di attori generando altresì un impatto diretto sulle città, sull’economia e sulla società.


Certamente il mondo degli eventi è costituito da una moltitudine di differenti realtà e scopi, tuttavia possiamo in generale affermare che essi contribuiscono allo sviluppo locale non limitandosi ad una prospettiva economica ma valorizzando anche le risorse storico-culturali e sociali del territorio. La cultura come pratica rigenerativa, oltre a divenire occasione per ridisegnare la mappa urbana, è in grado di risollevare le aree marginali di una città e accelerare i processi di cambiamento e innovazione. Basti pensare che non a caso, nel dibattito che anima la transizione verso le cosiddette Smart Cities, l’arte ricopre un ruolo fondamentale al pari degli altri fattori di well-being.



“Io sono per un’arte che faccia qualcosa di più che starsene tutto il giorno seduta in un museo. Io sono per un'arte che si mescoli alle faccende di ogni giorno, che salga alla superficie. Io sono per un’arte che vi dica che ore sono e che vi indichi dove si trova la tale strada. Io sono per un’arte che aiuti le vecchie signore ad attraversare la strada” (Claes Oldenburg, 1961)


Gli eventi favoriscono la crescita economica di un’area attraverso risorse tangibili e non, come ad esempio l’attrazione di flussi turistici, il prestigio e il capitale sociale. L’odierno campo d’indagine ormai da tempo ha spostato l’attenzione dalla valutazione dell’impatto economico a quello sociale appurando che, per valutare i benefici e i costi intangibili prodotti, il solo dato economico non è sufficiente né tanto meno esaustivo.


Indubbiamente gli eventi culturali rafforzano il legame con il territorio e la comunità, diventando manifestazione simbolica dell’identità di un gruppo sociale. La partecipazione diretta coinvolge il visitatore su più livelli, un’esperienza olistica forte che si compone di più momenti e la cui fase culminante è l’esperienza diretta in sé. Durante questo periodo storico particolare, in cui la fruizione attiva a tali manifestazioni è venuta meno, per nostra fortuna enti, istituzioni e privati si sono organizzati spostando l’offerta su piattaforme digitali. Se da un lato questo ci ha permesso di mantenere vivo il nostro interesse e di continuare ad essere in contatto con realtà e persone a noi affini, se non addirittura di scoprirne di nuove, dall’altro l’esperienza così mediata non può essere vista come una soluzione alternativa agli eventi dal vivo.


In questa situazione di stallo in molti hanno colto l’occasione per implementare velocemente mezzi e tecnologie in grado di supportare le attività online aumentando così la fruibilità, il pubblico e l’offerta dell’evento stesso. Pur riconoscendo il valore aggiunto che una trasmissione online può dare, l’anima di un evento resta comunque il momento in cui si instaura un contatto diretto, vivendo un’esperienza unica sul piano cognitivo, affettivo e sensoriale a cui è impensabile rinunciare.


- Laura Pieri








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