Collector's view: collezione Cucchiarelli-Meoli



Quando il collezionismo unisce l'aspetto emotivo e quello economico.

L'intervista di questa nuova Collector's view oggi è dedicata ad Attilio Meoli, rappresentante della casa d’asta Art-Rite, amante esperto del mondo dell'arte.

La sua collezione è iniziata in collaborazione con la moglie Angela, un viaggio condiviso con tanta passione dall'arte storicizzata italiana all'arte contemporanea internazionale.


Achille Perilli, Lacrime per l'anarchia, 1957, Tecnica mista con collage su tela, 42 x 54,5 cm

Com’è nata la sua passione per l’arte?

La passione per l’arte risale all’infanzia, trasmessami dai genitori. Fin da quell’età sono stato abituato a frequentare musei, gallerie, chiese, città e luoghi di interesse artistico e culturale.

E’ una passione che non ho mai smesso di coltivare. Poi, terminati gli studi, a metà degli anni ‘80, una delle mie prime esperienze lavorative è stata presso una casa d’aste. Un’esperienza altamente formativa sotto il profilo professionale e che mi ha anche permesso, da un lato, di affinare il gusto estetico e, dall’altro, di prendere atto che l’opera d’arte, come qualsiasi altro bene, è oggetto di transazione economica, ha un mercato ed è una forma di investimento.

Dopo questa prima, e ampia, esperienza durata una dozzina d’anni, ho avuto modo, nel recente passato e anche attualmente, di occuparmi, questa volta come imprenditore, del mondo delle case d’asta e del mercato secondario dell’arte.



Quando e perché avete iniziato a collezionare?

La voglia di collezionare opere d’arte, condivisa con mia moglie Angela, è nata poco tempo fa. Il primo acquisto consapevole e finalizzato all’avvio di una collezione risale a metà 2018. La scelta di collezionare, oltre all’aspetto emotivo e sensoriale, quindi estetico, rappresenta, in termini schiettamente pragmatici, anche una diversificazione del portafoglio di investimenti. Preso atto che l’opera d’arte è definitivamente identificata come un asset class, non ritengo che questo aspetto sminuisca l’intrinseco ed evidentemente primario valore culturale dell’arte.


Francesco Clemente, Senza titolo 1983-1984, Pastello su carta 52,5 x 42,5 cm


Qual è l’idea di base della sua Collezione?

Sono poco interessato al collezionismo inteso come puro possesso di opere d’arte raccolte "a flusso unidirezionale", intendendo con ciò un flusso esclusivamente in ingresso, tant'è che immagino la collezione come un contenitore, sì con tante nuove acquisizioni, ma con altrettante opere d’arte che, nel tempo, mi lasceranno, sia perché i gusti e gli interessi evolvono e cambiano, sia perché potrà essere conveniente dismettere opere per poter disporre di una dotazione al fine di acquisirne altre. Il collezionare è un’attività che mi procura piacere perché, oltre ad ottenere dall’opera d’arte un dividendo estetico quotidiano e rappresentare un’occasione per approfondimenti tematici e riflessioni, non solo sull’arte, è un’opportunità unica e imperdibile per tessere relazioni sociali con tutti gli attori che contribuiscono ad alimentare la cultura che, in ultima analisi, per me, significa evoluzione e crescita personale e collettiva. Ciò detto, volendo analizzare in profondo il profilo psicologico del collezionista, una parte di verità forse la si ritrova anche in una riflessione di Achille Bonito Oliva. Cito alcuni passaggi: “Il collezionismo agisce in nome di un amore per l’arte che la feticizza e la privilegia al di sopra di altri oggetti della produzione (…) Il collezionista proietta e delega la propria creatività all’artista che la gestisce e la oggettiva in forme che dietro un compenso economico ritornano al delegante (…) Se l’arte è produzione di desiderio, di impossibili possibilità, produzione di inconscio (come dicono Deleuze e Guattari), allora il collezionismo è la copia del desiderio irrisolto e divenuto nostalgia, coltivata attraverso l’artificiale accumulazione di opere d’arte”.


Ian Tweedy, To have the courage to take risks, 2008, Matita su carta 21 x 14 cm


Com’è avvenuto il passaggio tra arte storicizzata italiana all’arte contemporanea internazionale?

Se fino a qualche tempo fa ho prediletto l’arte storicizzata italiana, ora sto sempre più dirigendo i miei interessi, comunque non in maniera rigida ed esclusiva, verso l'arte contemporanea internazionale, con particolare attenzione a quello che succede nel continente Africa ed alla sua produzione artistica in situ e delle diaspore.

Questo interesse per l’arte contemporanea africana in particolare, è senz’altro alimentato dal fatto che dal 2019 partecipo all’organizzazione di un forum proprio dedicato all’arte contemporanea africana. L’African Art in Venice Forum, un’iniziativa dell’associazione di promozione sociale African Art Dialogues, si tiene in concomitanza con la Biennale d’Arte di Venezia. La prima edizione si è tenuta nel 2017, poi nel 2019, mentre il prossimo appuntamento è previsto per maggio 2022.

Ciò detto, devo confessare che, ahimè, non ho ancora finalizzato l’acquisto della prima opera d’arte propriamente “contemporanea” prodotta da artisti africani; una mancanza cui porrò rimedio a brevissimo.


Mario Sironi, Composizione con figure, cavallo e cavaliere, 1949 circa


Cosa la colpisce di un’opera? Quali sono i criteri che segue durante il processo di acquisto?

Il processo di scelta e decisionale è articolato e si sviluppa in più fasi. Sicuramente l’impatto visivo rappresenta l’aspetto inizialmente più importante. Successivamente si innescano riflessioni legate all’elemento di novità e originalità dell’opera, si studia il percorso e l’evoluzione della poetica dell’artista ed, infine, valutiamo anche l’apprezzamento che il mercato ed il sistema dell’arte attribuisce al lavoro dell’artista.


Giulio Turcato, Fosforescente, Tecnica mista su tela 72 x 98 cm


Quante opere avete e dove le esponete?

La collezione si compone di circa 40 opere, parte delle quali fanno bella mostra appese alle pareti di casa. Le restanti sono ben sistemate in un locale adiacente all’abitazione che funge da deposito.


Il primo e l’ultimo acquisto?

Il primo lavoro acquistato è stato “Senza titolo” di Toti Scialoja del 1986, una tecnica mista di 52 x 72 cm.

Uno degli ultimi, invece,“Jesus” di Sean Landers, un olio su tela di lino di 71 x 61 cm del 1999. Da un semplice confronto tra i due, risulta palese la decisa correzione di traiettoria di attenzione collezionistica verso l’arte contemporanea più attuale.


Sean Landers, Jesus, 1999 Olio su tela di lino 71 x 61 cm

Quali sono i progetti futuri per la Collezione?

Penso che l’arte debba essere fruita da tutti. Su questa linea di pensiero stiamo programmando per l’autunno di quest’anno un prima esposizione, a Pavia, di un nucleo di circa 20 opere della collezione.

Stiamo inoltre prendendo in considerazione, per il futuro prossimo, individuando prima una collocazione adeguata, la possibilità di dare in prestito parte della collezione al fine che diventi fruibile al pubblico degli appassionati e degli amanti dell’arte.