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ReA! Flashback Friday with Alessandro Vinci

Updated: Aug 31, 2023


"Preferisco concentrarmi sulla bellezza e sulla sensibilità, cercando di rieducare le persone alla meraviglia e allo stupore per la vita attraverso la mia arte."


Photo credits: Federica Nardese.


Quali esperienze/ opportunità/ sfide artistiche hai incontrato in questi anni, dopo la nostra fiera insieme?

Dopo la mostra ho fatto molte conoscenze nel campo artistico, soprattutto attraverso i social, grazie a confronti costruttivi con altri artisti. Ancora oggi, stanno nascendo numerosi progetti e iniziative legate alle persone incontrate tramite ReA. Durante il periodo di lockdown, infatti, a partire dalla prima edizione di ReA, ho avuto ulteriore tempo per riflettere sulla mia arte dopo la mostra. Ho iniziato a condividere il mio processo creativo in live su Instagram, creando un momento di condivisione con il mondo e i seguaci del mio lavoro. Questo formato è stato molto apprezzato, tanto che il mio profilo ha registrato una significativa crescita, diventando il principale strumento per vendere le mie opere.

Vorrei sottolineare come quest'ultima si sia accompagnata ad una più significativa crescita psicologica e mentale. Ho scelto di seguire ciò che amo, nonostante le iniziali paure per l’accettazione da parte del mio pubblico per il nuovo stile. Tuttavia, questa scelta ha portato al successo, dimostrando che quando si agisce con passione e dedizione, si è sempre ricompensati.


Alessandro Vinci nel suo studio, Photo credits: Federica Nardese.



Ci parleresti di un’opera o un progetto che hai svolto recentemente?

Nel corso delle live su Instagram, ho notato l'apprezzamento del pubblico per i ritratti, ma contemporaneamente ho avvertito una diminuzione del mio entusiasmo verso questo genere. Questo ha portato a un'evoluzione del mio stile e dell'arte che desideravo creare. Ho intrapreso un nuovo linguaggio artistico, lontano dal ritratto e dal realismo, che oggi chiamo "pittura musiva". Una tecnica che unisce la pittura con il mosaico.


Immagini dello studio di Alessandro Vinci, Photo credits: Federica Nardese.


Questo cambio di direzione è stato inizialmente difficile, ma il pubblico ha risposto positivamente, rendendo la mia produzione artistica in questo stile la più venduta della mia carriera. Attualmente, sto approfondendo il tema del mare non solo dal punto di vista visivo e fisico, ma anche metaforico.

Un esempio è la mia opera Marea l’opera manifesto del mio nuovo linguaggio espressivo.

Alessandro Vinci, Marea, tecnica mista su tela, 120x80 cm, 2023, Photo credits: Federica Nardese.



Come gli anni della tua formazione (accademica/universitaria/altro) hanno influenzato la tua ricerca artistica di oggi?

Ho ottenuto il diploma di mastro d’arte all’istituto d’arte di Siracusa. Dopo gli studi ho proseguito la mia formazione all’Accademia di Belle Arti di Brera. Non ho studiato pittura all'università, ma ho scelto di studiare design. Questa scelta ha influenzato profondamente il mio stile e la mia visione artistica. Lavorando come designer per varie aziende, ho avuto l'opportunità di viaggiare, confrontarmi con colleghi e architetti, e acquisire una formazione completa. Questa esperienza mi ha insegnato anche a comunicare la mia arte in modo semplice e comprensibile.


Immagini dello studio di Alessandro Vinci, Photo credits: Federica Nardese.



C’è qualcosa, un evento, un incontro, un fatto particolare, che ha rappresentato un nodo cruciale nella tua scelta di intraprendere la carriera di artista professionalmente?

Questa domanda è interessante e la mia risposta vi sorprenderà: perdere il lavoro è stata la mia più grande fortuna. Durante il periodo critico del Covid l’azienda per la quale lavoravo ha chiuso definitivamente. Questa è stata una svolta fondamentale che ha plasmato il corso della mia vita e carriera artistica. Inizialmente, l'incertezza e l'ansia legate alla situazione economica globale avevano generato in me un senso di smarrimento. Tuttavia, questa difficoltà si è rivelata un'opportunità travestita. Ho realizzato che dovevo smettere di affidare la mia creatività e la mia arte ad altri, rinunciando a quella che era la mia passione più profonda. La pandemia ha agito come un catalizzatore che ha stimolato una profonda riflessione su ciò che volevo davvero fare nella vita. Mi sono reso conto che avevo sempre rimandato il perseguire il mio sogno di diventare un artista professionista, lasciando che le circostanze e le aspettative degli altri guidassero le mie scelte. La perdita del mio lavoro ha agito come uno scossone, spingendomi a riconsiderare la mia strada. Così, ho iniziato piano piano a dedicarmi all'arte in modo più intenso, investendo tempo ed energia nel coltivare la mia creatività. È stato un periodo di sfide, di esplorazione e di autodisciplina. Mentre mi confrontavo con le incertezze finanziarie e le pressioni esterne, ho scoperto che l'atto di creare mi dava una soddisfazione e una realizzazione che non avevo mai sperimentato prima. Man mano che ho abbracciato questa nuova direzione, ho iniziato a costruire la mia identità artistica, esplorando diverse tecniche, stili e approcci. Ho abbandonato la paura del giudizio e ho abbracciato il processo creativo con una mente aperta, riscoprendo il piacere di sperimentare e di esprimere me stesso attraverso l'arte.


Alessandro Vinci dà forma a Marea, 2023, Photo credits: Federica Nardese.

Le sfide non sono mancate lungo il percorso. Ho dovuto affrontare il timore di non essere accettato o apprezzato dal pubblico, e ho dovuto superare il dubbio interiore riguardo alla validità del mio percorso. Tuttavia, ogni piccolo successo, ogni risposta positiva da parte del pubblico, ha alimentato la mia determinazione e ha rafforzato la mia convinzione che stavo seguendo la strada giusta. Oggi, guardando indietro, vedo chiaramente come la perdita del mio lavoro sia stata un punto di svolta che mi ha liberato dalle catene dell'insicurezza e mi ha dato il coraggio di inseguire ciò che amo veramente. Sono grato per l'opportunità di vivere di ciò che mi appassiona, e anche se il percorso è stato impegnativo, non c'è nulla che mi renda più felice di creare e condividere la mia arte con il mondo. La pandemia ha portato una nuova consapevolezza della fragilità della vita e dell'importanza di perseguire autenticamente ciò che ci fa sentire vivi, e sono felice di aver abbracciato questa lezione.



Guardando ai tuoi esordi, cosa ti ha dato la prima ispirazione a voler “creare”?

Questa narrazione svela un capitolo interessante della mia giovinezza. Da piccolo, ero un bambino irrequieto, travolto dal disturbo dell'attenzione e iperattivo. I miei genitori cercavano sempre modi per tenermi buono. Un giorno, in macelleria da mio padre, ricevetti un foglio di carta da salumeria e mia zia Silvana, con la quale ho un legame intenso, mi diede penna e colori. Iniziai a disegnare... iniziò la mia avventura artistica. Nella macelleria, in mezzo a tagli di carne e salsicce, iniziai a tracciare linee e colorare forme. Le ore passarono e il foglio si trasformò in un paesaggio di palme e un viale alberato, il mio primo passo nell'arte. La prospettiva insolita delle palme di diverse dimensioni colpì mia zia che rimase incredula. Era il 1997, avevo appena tre anni. Quel disegno divenne il fondamento della mia passione artistica, mia zia lo conserva ancora... da quel giorno ricevetti sempre in regalo fogli e colori. Quel giorno in macelleria fu l'inizio di un viaggio straordinario. Fortunatamente, gli smartphone non esistevano ancora!


Verso quali orizzonti vorresti orientare la tua ricerca artistica nel prossimo futuro?

Nel prossimo futuro, mi piacerebbe collaborare con istituzioni pubbliche per realizzare e portare la mia arte in un luogo pubblico. L'arte è importante per la società, perché ci ricorda che nonostante le difficoltà e le bruttezze del mondo, la vita è ancora bella e meravigliosa; per questo il mio lavoro sfida la tendenza a concentrarsi su tematiche negative o sociali come la guerra, la pandemia, la violenza e tutto ciò con cui i media ci bombardano ogni santo giorno... Preferisco concentrarmi sulla bellezza e sulla sensibilità, cercando di rieducare le persone alla meraviglia e allo stupore per la vita attraverso la mia arte.

Alessandro Vinci nel suo studio, Photo credits: Federica Nardese.



Come percepisci il tuo lavoro? Dove lo vedi collocato rispetto alla scena artistica contemporanea?

Ho smesso di paragonarmi gli altri. Sto seguendo la mia strada... Non faccio NFT o opere per la realtà virtuale... sono un artista trasgressivo perché credo ancora nell’artigianalità e nell’arte del saper fare con le mani. Mi piace creare opere che siano fruibili nel mondo vero. Questo approccio ha portato all'apprezzamento del pubblico e mi ha permesso di avere una produzione artistica costante finanziata dalle vendite. Faccio un appunto: ognuno è libero di esprimere la propria arte e creatività come meglio crede, non giudico nessuno, ma per quanto mi riguarda, sento il bisogno di sporcarmi le mani (quelle vere, fatte di carne).

Alessandro Vinci dà forma a Marea, 2023, Photo credits: Federica Nardese.



Quali sfide hai affrontato come artista emergente e come le hai superate?

Affrontare il giudizio personale è stata la mia sfida più impegnativa. Ho rappresentato il mio ostacolo principale, essendo eccessivamente autocritico e sempre desideroso di perfezione. Nell'inizio della mia carriera, l'impazienza ha guidato i miei passi, spingendomi a cercare un successo immediato. Questa fretta ha purtroppo causato numerosi errori. Senza quegli errori, non sarei qui oggi. Tuttavia, se avessi avuto una prospettiva diversa, avrei potuto apprezzare di più il percorso, abbracciando una mentalità più rilassata e focalizzata sulla mia passione. Sono stato ossessionato dall'idea di intraprendere questa carriera, senza sapere esattamente come farlo. Alla fine, la vita mi ha guidato verso ciò che desideravo. In modo sorprendente, tutto è iniziato come per caso, quando avevo quasi rinunciato a credere o cercare attivamente. L'evoluzione è stata naturale, senza che me ne accorgessi. In retrospettiva, riconosco l'importanza di seguire il flusso e di essere aperto alle opportunità che si presentano, anche quando il cammino sembra incerto.

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