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Collector's view: Collezione Taurisano


Protagonista di un nuovo appuntamento della rubrica “Collector's view” è la Collezione Taurisano, costruita con dedizione e tanto amore da una giovane coppia, Francesco Taurisano e Sveva D’Antonio. Abbiamo avuto la possibilità di intervistare Sveva, che ci ha raccontato un po' di lei e dello spirito della collezione.



Anna Park, Save my spot (2020)
Com’è nata la collezione? E cosa vi ha spinto a continuare a collezionare insieme?

La collezione risale al padre di mio marito, Paolo Taurisano, che ha iniziato a collezionare alla fine degli anni 70 spinto da un motivo molto semplice, quello di arredare casa.

Non frequentava gallerie o musei.

Paolo aveva un amico che era una specie di mercante d’arte e che gli mostrava le opere che teneva nel magazzino. Quindi la transazione dei primi suoi acquisti era completamente diversa da come se la si può immaginare.

Già allora l’attenzione era rivolta ad artisti che vivano la loro contemporaneità e parlavano di quello che succedeva in quell'epoca.

Fanno parte anche della collezione gli artisti degli ultimi grandi movimenti del Novecento, come quello della Transavanguardia infatti è presente Mimmo Paladino, Nino Longobardi ed esponenti del movimento nucleare come Enrico Bay, Guido Biasi e dei movimenti europei.

Tutti questi artisti erano molto focalizzati sull’aspetto sociale della loro arte e la esponevano secondo delle formalizzazioni molto diverse, che all’epoca erano considerate molto rivoluzionarie.

Il nostro turno, di Francesco e mio è avvenuto circa 10 anni fa quando abbiamo deciso di iniziare a collezionare insieme e aprire le porte della nostra casa verso una fruizione più pubblica e condivisa.

La nostra decisione è stata quella di mantenere il filo conduttore e quindi di collezionare artisti a noi contemporanei, ancora viventi e a volte molto giovani.

Tutti coloro che raccontano la contemporaneità.

La contemporaneità è un concetto spesso molto vago, perché in generale un po’ tutti gli artisti raccontano la contemporaneità ma non quella veramente così presente, raccontando proprio l’adesso.

Per noi sono super interessanti quegli artisti che vogliono dare un segno del tempo, perché costruiscono la narrativa. Questa per noi sarà proprio il futuro della collezione: il dialogo instaurato in questi anni con tutte le opere che abbiamo collezionato, la narrativa sul nostro rapporto con l’arte e con gli artisti, che può e potrà dire tanto su di noi e sull’epoca che abbiamo vissuto.


Qual è l’idea di base di Collezione Taurisano? qual è il valore aggiunto che date alla vostra collezione?

La collezione è costruita in base al nostro gusto estetico, ai nostri interessi e anche ai momenti di vita che abbiamo vissuto.

Un valore emotivo, emozionale è senza dubbio presente alla base.

Per noi collezionare è una necessità, come fare arte per gli artisti.

Dopo 10 anni che Francesco ed io collezioniamo insieme non possiamo più farne a meno.

E’ diventata quasi come una malattia, un’ossessione che spesso viene associata all’aspetto dell'accumulo.

A parer mio questo subentra quando si comprano tante opere e non si espongono, chiudendole in una stanza.

La nostra collezione, invece, non ha limiti, non vede la parola fine, ma l’obiettivo è di espandere il nostro universo di artisti e di opere.

La parte più bella di quando si compra un’opera, è il momento prima e dopo.

Il prima corrisponde con la possibilità di aver accesso al processo della realizzazione dell’opera d’arte, quindi si può parlare con l’artista e influenzare in parte l’outcome finale.

Il momento dopo è quando l’opera, comprata, la si espone e si crea una serie di interpretazioni, di significati alternativi intorno all’opera d’arte perché la si vive ogni giorno, quindi si crea un rapporto fisico-spaziale quotidiano che un collezionista instaura con le proprie opere avendo fruizione quotidiana di esse. Questo è un valore aggiunto.

Collezionare arte contemporanea è ancora una cosa molto di nicchia, non solo per motivi economici ma perché molti non ne capiscono a fondo il motivo.

Questo, a parer mio, è dovuto alla mancanza di istruzione, di un vero insegnamento dell’arte contemporanea.

Se quotidianamente non si hanno gli strumenti e non si “assapora” certe realtà, risulta difficile codificare le opere d’arte contemporanea ed è chiaro che lo step successivo, cioè l’acquisto appare ancora più insensato.


Perché la scelta di artisti contemporanei ed emergenti? Cosa intendete per artisti emergenti?

Una caratteristica dell’artista cosiddetto emergente non è assolutamente l’età.

E’ colui che ha un curriculum abbastanza breve e che non ha avuto sul mercato dei risultati rilevanti.

Il trend oggi è addirittura quello di artisti giovanissimi, appena usciti dall’università, che fanno poche mostre, ma poi passano in asta facendo dei risultati esorbitanti.

Essendo il mercato dell’arte non regolamentato, purtroppo le regole cambiano molto velocemente.

Noi cerchiamo di aiutare artisti emergenti, giovani, internazionali ed italiani che magari sono quelli che più soffrono non avendo un mercato nazionale alle spalle e quindi cerchiamo il più possibile di supportarli nella produzione, nella gestione di mostre all’estero, di dare visibilità ai loro contenuti tramite il nostro network.

Questa è una cosa molto utile da fare ora come ora, soprattutto in Italia dove il mercato non aiuta molto.

In questo caso subentra infatti il ruolo del privato, del collezionista che nell’arte contemporanea occupa una posizione di grande rilievo.

Una buona pratica del collezionista è essere consapevole, coscienzioso del proprio ruolo e quindi agire di conseguenza.

Si deve avere un codice etico, proprio perché si ha un mercato che non è per nulla regolamentato e almeno noi (collezionisti), che abbiamo il potere di negoziazione, dobbiamo rispettare delle regole.

Io cerco di “evangelizzare” i nuovi collezionisti, provo a trasmettere questi valori, ma non è sempre così facile.

Negli anni ho incontrato molti collezionisti, soprattutto donne le quali sono una categoria in forte crescita in questo mondo e/o e che si sta rendendo più visibile, che condividono con me questa tipologia di filosofia del collezionare.


Jean Claracq, White boys bring it back (2014) Oil on wood 16,5 × 20 cm
Su che base decidete di acquistare un’opera? Quali sono i criteri? Cosa vi colpisce?

I criteri sono diversi, alla base c’è un grande studio e una continua ricerca sul mercato internazionale.

Nella collezione abbiamo video, installazioni sonore, sculture, fotografia..collezioniamo qualsiasi tipo di medium.

Nell’ultimo periodo, però stiamo collezionando più pittura, in primis per un motivo di spazio e perché molto probabilmente tutto quello che abbiamo vissuto e visto nell’ultimo periodo ci ha buttato un po’ giù e forse la pittura è il medium più istintivo e diretto perché puoi aver quasi sempre davanti agli occhi rispetto ad un video che è limitato visivamente.


L’aspetto formale è importante, ma non deve essere legato per forza al concetto del bello.

Bello è soggettivo a me può piacere qualcosa che per gli altri è brutto, è tutto molto soggettivo.

Noi partiamo di sicuro da una ricerca, che può iniziare dalle gallerie dove c’è un rapporto di fiducia e tramite Instagram, la piattaforma di ricerca attraverso la quale noi cerchiamo di attivare degli studio visit con gli artisti in quanto la decisione di un acquisizione è preferibile che avvenga sempre tramite il dialogo con gli artisti, che per noi è fondamentale.

Gli stessi artisti spesso ci suggeriscono altri artisti, noi accettiamo sempre questi consigli perché sono quelli più sinceri.

A me piace tantissimo che ci sia questo supporto reciproco tra artisti e la voglia di creare una community.


Vittorio Brodmann, Sporadic embraces (2017) Acrylic and oil on canvas 52 × 42 cm

Quante opere avete e dove le esponete?

Noi abbiamo all’incirca 400 opere, una parte è esposta nelle nostre case a Napoli e a Modica.

I video non sono esposti, mentre le opere che sono di dimensioni ambientali sono date in prestito a musei. Per esempio abbiamo acquistato l’edizione unica del padiglione Italia della Biennale Arte 2017, Il mondo Magico curato da Cecilia Alemani, l’opera The Reading di Adelita Husni-bey la quale andrà in mostra ad un museo a Lisbona…quindi le opere che non riusciamo ad esporre in casa viaggiano.

Un’altra parte, invece, sta in un magazzino.



Il primo e l’ultimo acquisto?

Il primo acquisto che abbiamo fatto è stata una fotografia abbastanza particolare in quanto sono presenti anche degli interventi pittorici. L'opera si chiama Charlotte (2014) di Leigh Ladare e l’abbiamo acquistata alla fiera Code Art Fair a Copenaghen dalla galleria inglese Pilar Corrias.

E’ una foto molto emblematica perché l’artista immortala sua madre, distesa su un letto.

Il tema centrale è il forte rapporto con la madre, la quale era una famosa attrice che decise di diventare una prostituta.

L’artista lavora sul corpo fisico della madre, il quale è sempre stato presente nella sua vita.

Come una sorta di terapia crea questa serie di fotografie che rappresentano la madre nuda nella stessa posizione, facendo successivamente intervenire dei bambini, disegnando loro stessi sulle foto.

Quindi ogni foto è unica perché ogni bambino è diverso ed ha agito su di essa in maniera differente.

Quest’opera ha un significato universale, ognuno ci si può immedesimare.

Le opere che portano a riflettere e creano dei sentimenti non sempre positivi, personalmente mi affascinano molto.


L’ultima opera invece che abbiamo acquistato è Bernie (2021) di David B Johnson.

Un’artista super affermato e molto hype infatti non è stato così facile da trovare ed acquistare.

Vive a Los Angeles ma ha origini africane infatti la maggior parte dei suoi soggetti sono black american.

Dalle sue opere trapela un aspetto abbastanza forte di engagement sociale ed i suoi lavori sono tra la figurazione e l’astrazione.


Leigh Ledare, Charlotte (2014) C print & crayon on photographic paper 127 × 1.016 cm
Un vostro acquisto memorabile?

Sono tanti gli artisti che abbiamo acquistato che hanno poi avuto un gran successo.

Gli artisti più forti della nostra collezione sono da un lato quelli americani e dell’altro quegli africani.

Oggi il trend che va per la maggiore è quello degli artisti sudafricani, come Zandile Tshabalala.

L’acquisto alla biennale, è stato memorabile e in parte anche folle.

Noi conosciamo molto bene l’artista e ci ha catturato l’idea che ha dato la curatrice alla sua opera, il mondo magico e come l’ha formalizzato.

The Reading è un video che rappresenta una seduta di tarocchi fatta con dei ragazzi. In verità viene domandato a questi come legare i tarocchi alla terra di oggi: una terra dove viviamo alla quale forse oggi non siamo più legati come prima, sottolineando il concetto della distruzione.

Fa parte dell’opera un'installazione di una mano in silicone all’interno di neon illuminati che rappresentano il destino, il futuro, che porta a domandarci dove andremmo a finire? che impatto possiamo avere noi sulla terra?

Tutto legato al topic principale della sostenibilità.



Secondo voi in che direzione va l’arte contemporanea oggigiorno, considerando gli effetti generati dal Covid?

C’è stato di sicuro un rallentamento generale.

Considerando il lato positivo, nel mondo dell’arte la produzione degli artisti si è rallentata.

Nel periodo pre Covid c’è stato un trend di mass production, c’era un numero eccessivo di fiere quindi le gallerie chiedavano una produzione massiva agli artisti che non poteva reggere sempre la qualità su lungo termine.

Ora si è ritornati ad avere un sorta di riequilibrio.

Gli artisti, avendo avuto la possibilità di produrre in tempi più lunghi, in questo periodo hanno avuto modo di sperimentare.

Ho visto lavori di grande novità.

Il trend dell’africa ha un potenziale enorme, stanno nascendo nuove realtà.

Infatti cresce sempre più il fenomeno che l’arte non deve arrivare o essere presente per forza nelle grande metropoli. Ora ci sono nuovi continenti che dettano le regole, non solo più l’America.

Il mercato tedesco continua a crescere, perché ha grandi finanziamenti sia pubblici che privati.

La Cina risulta essere il trend perfetto per gli investitori in quanto l’arte viene vista soprattutto come un financial asset, un puro investimento economico - speculativo.

In questo senso viene meno il senso storico e della sostenibilità a lungo tempo.



Personale giudizio sui NFT?

E’ un argomento di cui mi sono interessata recentemente.

Gli NFT sono una piattaforma dove è possibile comprare cripto arte o digital art.

E’ un fenomeno che si sta sviluppando da anni.

Non incontra il mio gusto estetico ed il mio interesse da collezionista, ma lo incontra come persona interessata ai trend.

E’ un modo per vendere l’opera d’arte, la qualità è ancora abbastanza bassa ma si sta espandendo a macchia d’olio.

E’ ancora un argomento da approfondire.

L’aspetto da considerare a parer mio più importante è quello dell’accessibilità che ha i suoi pro e i suoi contro, che spesso si tralascia rispetto a quello speculativo.


Quali sono i progetti futuri per la collezione?

Noi siamo sempre molto propensi ad organizzare mostre della collezione in Italia ed in Europa su temi diversi, facendo dialogare le nostre opere con altre già in altre collezioni permanenti o temporanee.

A Settembre allestiremo una mostra a Reggio Emilia in un palazzo del 600 in occasione dell’anniversario di Lucrezia Borgia.

Daremo in prestito delle opere della nostra collezione, come quella di Marinella Senatore, che possano ricollegarsi alla figura di questa donna di grande intelligenza e al concetto della femminilità e della maternità.

Siamo sempre molto attivi a creare post sui social.

In aggiunta quest’anno realizzeremo il premio “Because of many suns” con la fiera Art-O-Rama di Marsiglia, concepito per gli artisti premiando un’opera all’interno della fiera fisica e una all’interno della piattaforma virtuale.


Giugno 2021.