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ReA! Flashback Friday with Alessandra Cecchini


Autoritratto di Alessandra Cecchini, immagine generata con DeepDream.



Ti piacerebbe raccontarci di un'esperienza artistica che hai avuto durante questo periodo e che ritieni sia stata particolarmente positiva per te?

Recentemente ho lavorato a Fotoelettrico, un duo show con Chiara Fantaccione a cura di Davide Silvioli presso Ma 間 Project. È stata una mostra che mi ha portato a lavorare per molti mesi a stretto contatto con tutte persone che stimo, oltre che a concentrarmi su delle urgenze che riguardano la mia ricerca più attuale.


Installation view Fotoelettrico Alessandra Cecchini/ Chiara Fantaccione, a cura di Davide Silvioli, presso Ma Project, Perugia, 11 marzo 2023- 11 aprile 2023.



Ci parleresti di un’opera o un progetto che hai svolto recentemente?

Proprio in occasione di Fotoelettrico ho lavorato su due progetti, uno di natura installativa e una proiezione video. Entrambi nascevano da un corpus di immagini generate da GAN (Generative Adversarial Network) a partire da un dataset di immagini costituito in parte da autoritratti e immagini cercate su motori di ricerca vari secondo un principio di somiglianza.


Alessandra Cecchini, You'll never get me, tecnica mista, 2023.


Il lavoro installativo You’ll never get me (2023) si compone di quelle immagini che, scaturite da questa produzione, risultano permeate di errori immediatamente riscontrabili dall’occhio umano. Errori che invece sfuggono al controllo dell’automatismo, portandomi così a ragionare sulla fallibilità della macchina. Il fallimento, un concetto che è stato fortemente presente nella mia ricerca sin dagli inizi, mi sembra in realtà un atto rivoluzionario che consente a queste immagini di uscire dalla perfezione della griglia digitale o del canone. Quest’ultimo è evocato dalle reti elettrosaldate che compongono l’installazione e che ho modellato frammentandole, tagliandone alcune parti al fine di distruggere la loro forma modulare.


Alessandra Cecchini, The closer I get the more I disappear, installazione video, 2023.


Il lavoro video The closer I get the more I disappear (2023) è una proiezione video composta da immagini e voci apparentemente umane che sono di fatto generate da reti neurali artificiali. I volti di partenza sono in questo caso rielaborati in post-produzione video e deformati così da renderne ambigua l’identità e divengono lo strumento attraverso il quale dare voce a dei testi. Questi ultimi sono una rielaborazione, da parte di reti neurali, del Parmenide di Platone. Frasi provenienti da questo dialogo divengono quindi l’incipit di discorsi riguardanti concetti quali l’immaginazione, la memoria, ecc. Le animazioni sono ottenute servendosi di applicazioni per il deepfake.

In tal senso intendo ragionare sulla potenzialità di tecnologie alla portata di tutti che dietro un utilizzo spesso naive nascondono una natura ben più oscura di quella che rivelano a una lettura più superficiale.

Come gli anni della tua formazione (accademica/universitaria/altro) hanno influenzato la tua ricerca artistica di oggi?

Penso siano stati fondamentali degli incontri. Alcuni professori, alcuni libri, alcune opere e alcune persone che sono poi diventate amiche. Le connessioni che si sono create mi hanno portato dove sono e la mia ricerca artistica è stata arricchita da questi incontri.


C’è qualcosa, un evento, un incontro, un fatto particolare, che ha rappresentato un nodo cruciale nella tua scelta di intraprendere la carriera di artista professionalmente?

Per me, una delle cose più belle è stata trovarmi ad un certo punto a lasciare la città dove avevo studiato per tornare nella città che legavo ai ricordi d'infanzia, ossia Roma. È stata una scelta naturale, verso un posto che amavo ma che in quegli anni lì non era onestamente molto vitale dal punto di vista della scena emergente. Sempre per quegli incontri di cui parlavo, mi sono quindi trovata a un certo punto a conoscere degli artisti che avevano aperto uno spazio a Roma, Spazio In Situ.


Prima foto: installation view mostra Lorem ipsum. A collective exhibition without a theme, a cura di Irene Sofia Comi, presso Spazio In Situ, Roma, 18 ottobre- 19 novembre 2022.

Seconda foto: Alessandra Cecchini, Not sure what I'm looking at, installazione, 2022.



Dopo poco ho preso uno studio lì e all’interno di questo contesto la mia ricerca ha trovato il luogo giusto nel quale crescere e consolidarsi. Penso che in tal senso sia stato fondamentale l’incontro con le persone che già abitavano quello spazio e che per me sono state e sono fonte di stimolo e confronto,

oltre che amici.

Studio di Alessandra Cecchini, Alessandra Cecchini, immagine generata con DeepDream.



Adesso, da cosa sei ispirat*? Quali temi stai approfondendo?

Sto continuando ad approfondire le tematiche legate all’immagine, mettendo in discussione attraverso quest’ultima la realtà che viviamo. Non mi interessano solo le questioni legate all’intelligenza artificiale, ma anche i contenuti ai quali siamo esposti tramite le varie piattaforme che utilizziamo, le app, ecc. In generale mi appassiono alle contraddizioni che sono insite nella realtà, alle zone di confine nelle quali trova spazio l’assurdo e la messa in crisi di ogni certezza.


Studio di Alessandra Cecchini, Alessandra Cecchini, immagine generata con DeepDream.



Hai un progetto artistico che sogni di realizzare in futuro?

Non solo uno! Uno in particolare però riguarda un mockumentary su una città che non esiste.



ReA Question

Secondo la tua esperienza, quali sono i giusti ingredienti per una ricerca artistica sempre capace di rinnovarsi e crescere?

Credo siano indispensabili la curiosità e la gioia del fare.



Alessandra Cecchini, Talent Prize 2022, foto di Filippo De Majo.

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