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ReA! Flashback Friday with Leo Cogliati


avverto l’urgenza di configurare i contesti urbani e naturali, privati e comuni (...)

ibridando lo spazio e violando le logiche su cui sorgono le sorde metropoli.


A sinistra: Leo Cogliati, a destra: particolare di The Answer, 2021, ONOFF, Milano.



Qual è stata per te una difficoltà e un punto di svolta nel tuo percorso come artista emergente?


L’esperienza con ReA! è stata per me il primo passo nel mondo dell’arte: un inizio

positivo in un ambiente dinamico ed entusiasta. Al termine della mostra presso lo Scalo Lambrate dei 10 vincitori del Rea! Art Prize (2021), la maggior difficoltà che ho incontrato è stata sicuramente il gestire gli aspetti promozionali come il rapporto con il cliente, la ricerca dello spazio espositivo.


Verso settembre dello stesso anno, però, ho avuto la fortuna di conoscere ONOFF in via padova 94, uno spazio gestito da Fabrizio, personalità decisa, umile e sensibile con cui ho subito legato. ONOFF ha la particolarità di essere un luogo schivo e informale situato in una zona ancora selvaggia, libera dagli usi e costumi della sciccheria milanese e una delle roccaforti della Milano popolare, semplice, spontanea e multietnica. È qui che ha preso forma la mia personale “The Answer”.



Ci racconteresti in cosa consisteva il tuo progetto per “The Answer”?


The Answer, disegno del progetto.

In occasione della personale a ONOFF, ho realizzato un’installazione strutturata in due ambienti differenti.

Il primo, affacciato sulla strada, ricordava un salotto: era arredato con un divano, un tappeto e una struttura (in legni fluviali, ceramiche e camere d’aria) che alludeva ad una credenza. L’immagine incorniciata di una fenditura nella roccia apriva una

finestra attraverso il muro di piastrelle. A metà della stanza un separè di multi strato di betulla tagliato al laser, divideva in due lo spazio creando una sorta di corridoio in fondo al quale c’erano un frigo sulla destra e una porta a sinistra.


L’accesso al secondo ambiente oltre la porta era vincolato.

Dopo aver tolto le scarpe, si metteva in bocca un cristallo di ghiaccio conservato nel frigo. La permanenza nell’ultimo ambiente era determinata dal tempo che ci avrebbe messo il ghiaccio a sciogliersi. Lì si camminava scalzi su un pavimento ricoperto da “pietre” di ceramica a forma di ”x”, accompagnati da una traccia audio in loop realizzata apposta per l’occasione da Giancarlo Brambilla. L’unica fonte di luce proveniva da un fascio laser verde sospeso sopra la testa.



Perché questo titolo “The Answer”? Cosa significa avere la “risposta” in rapporto con lo spazio?


La risposta: mai assoluta e sempre aperta.


I luoghi abitati dagli umani hanno assunto nel tempo le più varie configurazioni: partendo da una condizione primordiale di fusione al mondo naturale, giungendo al confinamento del mondo contemporaneo.

I confini prima inesistenti tra interno-esterno, naturale-artificiale si sono fatti via via sempre più marcati creando una scissione netta, una separazione. E oggi questa strada evolutiva ci ha condotti a un punto di non ritorno.



Lo spazio contemporaneo, quindi, è rigido.. cosa significa per il genere umano?


La realtà separata della metropoli, pensata per compartimenti stagni, alienata e proiettata in un futuro totalmente automatizzato e auto-regolato, è l’habitat naturale dell’ormai conclamata crisi identitaria dell’essere umano. Abitando questo spazio il genere umano prospetta per sé un futuro disumanizzato dove regna la totale sfiducia nelle proprie capacità sensibili e cognitive.


La “risposta” a questo scenario è una presa di posizione che consiste in una dinamica di ibridazione (prima dei corpi e poi degli spazi). L’ibridazione è la trasformazione che porterà l’umano a riconfigurare i cicli logico-evolutivi e gli schemi di riferimento ad essi associati.



Pavimento ricoperto da pietre di ceramica, The Answer, 2021, ONOFF, Milano.



In che modo, quindi, la tua pratica artistica prende posizione rispetto alla situazione spaziale contemporanea?


Nel mio caso avverto l’urgenza di configurare i contesti urbani e naturali, privati e comuni in un nuovo scenario umano, accogliendo l’esterno all’interno e portando fuori ciò che sta dentro, ibridando lo spazio e violando le logiche su cui sorgono le sorde metropoli. Il tempo di agire, aprirsi e accogliere l’estraneo è arrivato: la mutazione della natura è già in atto, ignorarla renderà il momento dell’incontro più devastante.



Ed ora, su che temi si sta concentrando la tua ricerca?


La ricerca che sto conducendo in questo momento affronta temi come la comunicazione, la memoria, gli strumenti e le modalità di archiviare esperienze e il ruolo sempre più permeante che hanno i dispositivi che ci interconnettono virtualmente. Il mio prossimo lavoro sarà la prima tappa di questa nuovo approfondimento e verrà installato entro febbraio in un luogo che comunicherò all’ultimo momento.



REA QUESTION

Quali ritieni che siano i giusti ingredienti per una ricerca artistica sempre capace di rinnovarsi e crescere?


Credo siano necessarie l’umiltà, la curiosità e non prendere nulla in maniera dogmatica e definitiva ma restare sempre aperti a nuove possibilità, stimoli e confronti.



Leo Cogliati, particolari della mostra personale The Answer, 2021, ONOFF, Milano.



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