• REA!

Collector's view: 5 domande con Germano Bonetti.

Updated: Apr 28



"Le opere d’arte sono la massima espressione di ciò che di buono l’uomo è stato in grado di creare, la componente spirituale è così profonda che non si può comprare. I collezionisti non sono proprietari dell’opera d’arte ma suoi custodi, il nostro compito è quelle di custodirle al meglio per far sì che un giorno passino in mano a qualcuno che proverà altrettanto interesse, amore e passione".





Lucio Fontana, Concetto spaziale, Attese, 1968


Quando e perché hai iniziato a collezionare?


Nonostante sin dall’infanzia sia stato sempre circondato dall’arte la mia passione è rimasta latente per moltissimo tempo. A ben vedere, tutto iniziò a 16 anni quando ho avuto la mia prima sindrome di Stendhal di fronte a un taglio di Lucio Fontana ma per oltre un ventennio non detti seguito a questo istinto e percorsi strade di vita alternative. Oltretutto il mio percorso scolastico aveva completamente omesso storia dell’arte dalla formazione e anche durante la fase universitaria mi sono dedicato ad altro. Mi sono costruito una vita in cui l’arte era esclusa ma a partire dai primissimi anni del 2000 ho deciso di dedicarmi in modo sistematico a questo amore ormai dirompente.Partendo dal mio gusto personale ho passato i primi quattro anni ad informarmi sull’arte dal secondo dopoguerra in avanti, studiando e andando a visitare gallerie e musei, sviluppando così conoscenza e occhio critico. Particolarmente attratto dall’arte degli anni ‘70 questo percorso mi ha permesso di individuare delle correnti e degli artisti di valore rimasti nell’ombra o sottostimati ed è così che ho acquistato i primi lavori di Pittura Analitica.


L’aspetto più bello è sicuramente il fatto che fin da subito ho avuto modo di conoscere gli artisti e visitare i loro atelier, consolidando con loro un legame duraturo. Creare un rapporto, questo per me è la parte più emozionante e bella del collezionare arte ed è stato proprio l’incontro con un artista che mi ha cambiato completamente la vita. Enzo Cacciola mi ha donato dapprima la sua amicizia e poi per due anni mi ha preso per mano accompagnandomi in un percorso immersivo nell’arte e mostrandomi un punto di vista a me estraneo. Ovviamente tutto ciò mi ha permesso di crescere velocemente come collezionista.


Trascorsi i primi anni di questo percorso entusiasmante di formazione e conoscenza è nata in me la voglia di ampliare il campo d’indagine e ho volto lo sguardo all’arte africana e dell'estremo oriente. Questa ventata di novità e forza è stata la leva che mi ha spinto ad abbandonare un determinato modo di collezionare - riferito al passato - e di dedicarmi esclusivamente al contemporaneo, inteso come l’arte prodotta dal 2010 in avanti. Per forza di cose ho deciso anche di rivolgere la mia attenzione esclusivamente agli artisti under 40. Questa decisione per me è stata una conclusione molto naturale del percorso che avevo iniziato tempo prima.



Possiamo dire che uno dei tuoi più grandi meriti è proprio quello di sostenere e promuovere artisti emergenti attraverso l’attività di collezionista e la tua pagina instagram, tu cosa ne pensi? 


Io di meriti non credo francamente di averne perché mi è stato dato un dono, quello di leggere le opere d’arte - ovviamente con i limiti del punto di vista di un collezionista perché l’unico modo di capire a pieno il lavoro di un’artista è quello di parlare con lui. Quello che ho ricevuto dal mondo dell’arte è estremamente superiore rispetto a quello che io ho dato e non posso prendermi i meriti per qualcosa che sento necessario fare.

L’unico merito che mi posso attribuire è quello della costanza e dell’impegno messo nella ricerca, un lavoro enorme svolto con determinati criteri che mi porta a vagliare oltre 160 profili di artisti emergenti l’anno.



Germano Bonetti con artista Flavia Albu, courtesy Dimora Artica.


Per quale motivo tra le varie piattaforme esistenti hai deciso di utilizzare solo instagram?

Contrariamente a una serie di luoghi comuni Instagram secondo me è uno strumento eccezionale proprio per come è nato. Una piattaforma di condivisione di immagini di alta qualità che sin da subito si è dimostrato uno strumento interessante per coloro che hanno bisogno di lavorare con le immagini di un determinato livello. Anche se successivamente ha ampliato i propri scopi, verso direzioni più o meno condivisibili, la potenzialità e la qualità sono rimaste. Non sono i mezzi ad essere buoni o cattivi ma l’utilizzo che se ne fa. Instagram è uno strumento professionale che ha la capacità di fungere non solo da piattaforma di condivisione di contenuti e di passioni ma è anche occasione di incontro virtuale che si trasforma poi in incontro reale. Sono mosso da un fortissimo desiderio di condivisione, amo incontrare le persone e se queste hanno in comune con me la passione dell’arte una cosa bella diventa meravigliosa. Quello che si crea è una sinergia straordinaria, tanto che certe volta faccio fatica a gestire l’overdose di endorfine che nasce da determinate situazioni.



Parlando di condivisione, hai mai pensato di aprire la tua collezione al pubblico?


Per me è fondamentale condividere anche di persona la mia collezione e per questo ho fatto della mia casa una open house su prenotazione, prima che giungesse il lockdown era aperta cinque sera alla settimana e sono venute persone da tutto il mondo per visitarla. Lo scopo è quello di creare uno spazio stimolante, un’occasione per conoscere e condividere con altre persone esperienze, pensieri, passioni e che ha portato molte delle mie conoscenze virtuali a divenire reali. Quando si visita la mia casa non ci sono limitazioni alla possibilità di fare fotografie e condividere sui social, anzi invito a farlo perché voglio che le opere siano visibili a più persone possibili. Quello della condivisione è un punto che cerco di portare avanti anche con il mondo dei collezionisti.


Questa però è una visione più vicina alla pratica dei collezionisti del passato, non credi che oggi in molti preferiscono non rendere pubblica la loro collezione?

Questa è una prassi molto diffusa e uno dei motivi per il quale il mondo non sa che l’Italia ha un altissimo livello di collezioni private, che nel loro insieme hanno un valore molto più alto delle collezioni di qualsiasi altro paese. Molte sono le ragioni che portano a non condividere il proprio operato, spaziando da quelle di natura negativa - mosse da sentimenti di paura, possesso e gelosia - a quelle dovute spesso a ingenuità o incapacità di comprendere fino in fondo la grandezza di ciò che si è fatto e quindi credere di non aver nulla da condividere. Esistono poi altre forme di collezionismo in cui non mi riconosco assolutamente, parlo delle collezioni trofeo di stampo autoreferenziale. Per me ogni collezione creata dovrebbe rispondere alla volontà di promuovere gli artisti e il loro operato - mai viceversa - e questo in primis perché le opere d’arte sono il frutto del genio di artisti che per me si collocano al di sopra del mondo. Ammetto che continuo ad avere una visione romantica della figura dell’artista, un interprete che trasforma in linguaggio comprensibile ai più qualcosa che proviene da un livello più alto.


Per quanto mi riguarda forte sento il bisogno di vivere e interagire con l’arte e lo faccio attraverso la condivisione e anche la fisicità vera e propria - questo anche perché la maggior parte delle opere della mia collezione, anche quando pittoriche, hanno una componente scultorea. Ogni sera dialogo con loro perché hanno sempre qualcosa di nuovo da raccontarmi.


Ultimamente si parla molto di NFT, qualche opinione a riguardo?

Io guardo molto alla web art, digital art e all’intelligenza artificiale perché per me sono il futuro. Nonostante oggi si discuta molto delle vendite tramite NFT per me non è una novità, infatti circa due anni fa ho acquistato per la prima volta con token un’opera di Jonas Lund. Pioniere assoluto in questo campo è andato oltre alla semplice vendita: tutti coloro che hanno acquistato una sua opera hanno ricevuto una quota di token e sono diventati i membri di un consiglio di amministrazione a cui sottopone tutti i suoi progetti. Alla critica sulla pretesa del mondo dell’arte di limitare la libertà degli artisti lui ha risposto creando un board di collezionisti che decide del suo percorso.



Installation View, Jonas Lund Token (JLT), Art Dusseldorf



Sei uno dei collezionisti che ha visitato la prima edizione di ReA! Art Fair, quali impressioni hai avuto?

Sinceramente siete riuscite a realizzare un progetto veramente bello, una fiera indipendente alla sua prima edizione, in un periodo particolare e fatto di incertezze. Sono contento abbiate avuto tutto questo successo perché avete dimostrato coraggio e coscienza. Tutto è stato pensato con attenzione e cura, aspetti che spesso vengono dati per scontati ma che non lo sono affatto. La genialità del vostro progetto è stata quella di porvi come collettore tra artisti e collezionisti gestendo tutto - dalla scelta delle opere, all’allestimento, alle vendite. Trovo che siate un team che ha saputo sfruttare al meglio due aspetti: il numero e la provenienza. Siete partite con un gruppo di lavoro numericamente grande e avete creato sinergia tra di voi, impiegando al meglio l’abilità di ogni singolo. Inoltre, provenendo da paesi e culture diverse avete creato una fusione perfetta di capacità, esperienze e modo di vedere che sono diverse tra loro.




Germano Bonetti in visita alla I Edizione di ReA! Art Fair, Milano.





/ Aprile 2021, In conversazione con Pelin Zeytinci.